Ultimo libro letto e, lo dico subito, non mi è piaciuto granchè.
La storia si svolge in una non ben specificata periferia italiana: un quartiere povero con abitazioni fatiscenti, in cui vivono clandestini, bambini abusati e adolescenti soli. In questo scenario, vivono anche i protagonisti. Mina, una adolescente troppo matura per la sua età. Jon, un clandestino giovane e orgoglioso. Peter, un uomo poco cresciuto considerato dagli altri "diverso".
In questo piccolo territorio italiano, si verificheranno una serie di misteri: bimbi che scompaiono e muoiono. Un assassino spietato.
L'ho trovato un romanzo troppo confusionario: ci sono troppi temi importanti, trattati superficialmente. L'abuso sui minori, il tema del diverso e di come viene visto dalla nostra società, la povertà e le sue implicazioni.
Molte tematiche per una trama poco avvincente e a tratti scontata. La prima metà del libro è stata pura noia ed ho fatto fatica a proseguire nella lettura.
Nella seconda parte prende sempre più piede la parte thriller, simil horror, della vicenda. Purtroppo, Il giocattolaio non mi ha convinta. I personaggi appaiono stereotipati e con poco spessore. In particolare, la protagonista femminile, Mina, appare davvero poco verosimile. Le scene thriller assomigliano troppo ad un comune film horror di serie B.
I vari eventi distolgono l'attenzione dal mistero principale e ne inficiano l'effetto. Ho persino trovato qualche errore grammaticale davvero banale. Esempio: "Non avrei mai dovuto farlo sono stato un'idiota".
La lettura, nonostante il linguaggio semplice e scorrevole, è stata davvero faticosa. Non lo consiglio.
"Marco rivolge a Massimo uno sguardo implorante. <Aiutami, ti prego, aiutami! Non lasciare che mi uccida!>. Ale ride ancora più forte. Anche Marco si rende conto dell'assurdità di ciò che sta chiedendo e scoppia a piangere.
Trascorrono un paio di minuti. Ale ha smesso di fare battute e Marco si accontenta di piangere in silenzio. Non ha più osato guardare Massimo."




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