Ultimo libro letto. L'ho comprato perchè la trama mi incuriosiva e perchè, lo ammetto, costava poco. E' un romanzo d'esordio del giovane Petrella.
Siamo a Torino, tra il ventesimo ed il ventunesimo secolo. Viviamo la storia di Carla, dalla sua infanzia animata dalla gelosia nei confronti della sorella e dal rapimento di quest'ultima, all'età adulta. Non saprei bene collocare questo romanzo: per certi versi lo definirei un romanzo di formazione, per altri un thriller.
La lettura all'inizio è stata piacevole: è la protagonista stessa a narrarci, una volta adulta, gli eventi più significativi della sua infanzia. Due genitori che stravedono per la sorella Beatrice. Un sequestro. Una grossa colpa che Carla si porterà addosso per tutta la vita. Ho letto le prime pagine carica di aspettativa: si capiva che qualcosa sarebbe accaduto.
Poi verso metà libro, la noia ha imperato. Troppe ripetizioni, troppe banalità nel descrivere i rapporti umani, personaggi deboli e stereotipati. E, ahimè, anche errori grammaticali.
"Io ero rimasta nella mia stanza ad impacchettare il regalo a mia madre, una borsa in pelle che desiderava da qualche mese e non aveva mai avuto l'occasione di comprarla"
"...mi fece balzare davanti agli occhi una chiave dorata, con un'impugnatura romboide, che avevo la sensazione di averla già vista da qualche parte"
Mah! Dopo la metà, il libro comincia a farsi più interessante e ad assumere connotazioni da vero e proprio thriller, quasi esoterico. Nonostante i dialoghi di una banalità disarmante, il romanzo si fa leggere. A tratti prevedibile, regala un finale stile Hollywood. Il linguaggio sembra un po' forzato: da un lato troviamo, appunto, dialoghi banali, dall'altro un modo di scrivere quasi poetico.
Se devo essere sincera questo romanzo, come si evincerà dalle mie opinioni, non mi è piaciuto. Era partito bene ma mi ha delusa cammin facendo. Anche il mistero che cela appare davvero poco verosimile, così come le azioni dei vari personaggi nella storia. Peccato!
"Avrei voluto donargli il mio cuore pesante e senza fine, se solo me l'avesse chiesto. Avrei eluso qualsiasi sua difesa, avrei infranto l'anarchia della sua indole, avrei schiodato il suo coraggio dalle catene dell'insicurezza.
Ma l'amore mi aveva inviato un paradiso dannato, mi aveva fatto inciampare su un filo spinato teso da sensazioni traditrici e da ingannevoli illusioni. Prima mi faceva volare, facendomi sentire libera e leggera, scrollando quel suono cupo della mia infanzia, facendomi dimenticare verità inesplorate e sigillate da gocce di pianti; per poi farmi precipitare in caduta libera da vette cineree, lasciando evaporare immagini incomplete e frantumando mosaici di vita abbandonati, facendomi schiantare nel fango della mia infelice realtà".




Condivido il tuo giudizio.Non conoscevo il tuo blog ma grazie a questo romanzetto leggerò le tue recensioni con curiosità.Complimenti
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