Siamo in Irlanda, alla fine del diciannovesimo secolo, metà ventesimo. Un castello ed una famiglia facoltosa. Tutto ruota attorno alla morte di una bambina, Charlotte, di quattro anni. L'autrice, in particolare, parte da una storia vera: la morte, appunto, di una bambina nel 1982 in Irlanda, per asfissia. Per il delitto venne condannata la madre che se la cavò con 12 mesi di reclusione.
Partendo da questa notizia, Bernie Mc Gill genera un romanzo epistolare. In particolare, sono due le voci che parlano: da una parte, tramite lettera, la domestica;
e dall'altra, tramite diario, la madre della piccola Charlotte. Le loro voci si alternano, quasi vanno di pari passo nel farci arrivare alla soluzione del mistero.
Ritroviamo, allora, un mondo totalmente diverso da quello in cui viviamo. Un mondo fatto di famiglie numerose, domestici, grandi castelli e metodi di insegnamento alquanto discutibili.
E ci troveremo a volerne capire di più: perchè Charlotte è morta? Chi è il vero colpevole? E così, parola dopo parola, capitolo dopo capitolo, attendiamo di conoscere il mistero.
L'attesa è farcita da un modo di scrivere affascinante, accattivante. I personaggi sono ben descritti e ci sembra di vederli muoversi nella storia. Le donne sono forti, temprate ed ognuna si contraddistingue per una personalità completamente diversa dalle altre.
Un libro davvero piacevole e ben scritto, non c'è che dire.
Il finale, purtroppo, non è stato degno delle mie aspettative. Mi aspettavo chissà quale mistero: ma non è stato così. Un romanzo che finisce banalmente, senza raccontarci nulla di strabiliante. Ma in fondo, mi ha tenuta incollata al mio kindle per ore...Ricorda molto i romanzi di Kate Morton: eroine forti e temerarie, castelli, misteri, morti improvvise. Peccato davvero per il finale. Gli avrei volentieri attribuito 5 mele :) Comunque un buon libro che ci regala tanti spunti su cui riflettere: sul significato della vita, della morte e dell'amore.
In ogni caso, se vi piacciono i romanzi che riportano a periodi storici lontani, La donna che collezionava farfalle fa per voi!
"La mia prigione non è questa, ma quella che porto dentro. Siamo noi a costruirci gabbie di nostra invenzione"
"Se me l'avessero chiesto prima avrei detto che il lutto è una questione di tristezza, un'occasione in cui versare lacrime. Non avevo idea dell'orrore che comportava: la nausea assillante alla bocca dello stomaco, come all'inizio di una gravidanza. Non sapevo significasse guardare ogni persona e cosa importante nella vita con la terrificante consapevolezza che c'è altra sofferenza in arrivo; che ognuno ha in sè il potenziale per causare strazio; che malgrado ogni sforzo, siamo destinati alla perdita"




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