Libro letto in un giorno. Letteralmente divorato! Il racconto è una storia vera e si svolge tra gli anni '60 e '70 in Sicilia. La protagonista, nonchè narratrice, è Emma che ci apre le porte alla sua infanzia ed adolescenza, trascorse in un istituto di suore, per bambine senza casa o famiglia. Ma Emma una madre ce l'ha: la "signora", come la chiama lei, ha partorito ben undici figli e non si è presa cura di nessuno di loro.
Questa vicenda è cruda, dolorosa anche per chi la legge, terribile. Sembra riportare a secoli fa ed invece parla di un periodo a noi molto vicino. A volte, sembra persino troppo dura per essere vera.
Emma ce la racconta per com'è: con un ritmo veloce, senza inutili e lunghe descrizioni e senza sentimentalismi di sorta. Una madre assente, delle suore crudeli oltre ogni immaginazione, una sorella indifferente. E un mondo che non le appartiene, che non conosce. L'unica vita che conosce Emma è quella terribile dell'istituto, dove botte, furti, critiche, minacce e paura sono all'ordine del giorno.
Un libro che merita davvero attenzione e di cui bisognerebbe parlare di più. Bambine in balia di un destino terribile: private della dignità, persino del nome, di tutto. Bambine che imparano l'arte dell'arrangiarsi e conoscono la violenza, le deprivazioni e la cattiveria umana. Se ne parla troppo poco.
Un libro che scuote l'animo e che ci porta sicuramente a riflettere e a porci tante domande.
"E' il primo giorno. <Come ti chiami?> chiede l'insegnante?
<Emma> rispondo.
<E poi?>
E poi cosa? Non capisco. Resto muta.
Le altre bambine ridono, prima sommessamente, poi fragorosamente. L'insegnante prende a scorrere il registro. Va per esclusione.
<Forse sei questa: La Spina> dice.
E' così che conosco il mio cognome".




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